giovedì, 28 agosto 2008

noieben

L’arrivo.

Appena sbarcati ad Antalya io ed i miei compagni di viaggio ci scambiamo un’occhiata e ci chiediamo all’unisono: ma che caldo fa?  Noi non è che veniamo dal Cervino, per carità, ma il caldo turco fa rimpiangere quello egiziano più secco e quindi sopportabile.

Indomiti, proseguiamo seguendo i nostri compagni di volo fino ad arrivare alla postazione della polizia turca per far apporre il visto d’ingresso sui documenti. I miei compagni passano senza problemi, poi è il mio turno e lo sbirro in un inglese incomprensibile mi dice qualcosa che non capisco e aspetta la mia risposta. Eccolo là, Magister in Fuga di Mezzanotte, ma la putt….

Stai calmo - mi ripeto,

sfoggio un cordiale sorriso, chiedo scusa e gli chiedo di ripetere;  al che, quel buontempone, ripete in turco quello che già non s’era capito in inglese.

ahhhh, annamo bene.  

Poi mi spiega che per lui sarebbe stato più facile effettuare l’operazione se avessi avuto il passaporto e non la C.I. in quanto con quest’ultima deve addirittura scrivere qualcosa al computer, tiro un sospiro di sollievo e ripenso alla visita che feci alla mostra delle torture antiche per scegliere quella che sarebbe stata più adatta per ricompensare l’alacre poliziotto.

I apologize – sguardo interrogativo – I’m sorry

Arriviamo quindi alla postazione Med dove troviamo due sorridenti ragazze: la fidata infermiera Alexandra e un’altra biondina di aspetto piacente e dai modi gentili che ci accompagnano al bus. Senza meno ci schieriamo in fondo alla vettura memori delle gite scolastiche di cui vogliamo ripercorrere i fasti e le follie.

Man mano che il tragitto viene percorso il cielo si fa scuro, ma veniamo rincuorati da una delle nostre accompagnatrici che in un italiano abbozzato ci dice di non preoccuparsi perché lì, a Kemer, non piove mai, ma proprio mai ! ! E lo dice con un tono quasi affranto che lì per lì non capimmo ma che poi sarebbe diventato il nostro tono appena il tema tempo fosse stato toccato in un discorso.

Le accompagnatrici ci illustrano tutte le escursioni ed attività possibili tra cui:

Un’appassionante cavalcata,

al che Pallozza dice: A me questo villaggio già mi piace, manco siamo arrivati e questa già si propone.

La scuola di sci nautico,

Una scarrozzata in mountain bike con jeep al seguito per accogliere chi aveva avuto un’eccessiva stima delle proprie capacità di resistenza,

Il canyoning, per i più temerari, con scalate in cordata, passaggi sotto una cascata e via discorrendo,

e per i maniaci delle rovine ci assicurarono che se avessimo voluto, ci saremmo potuti ubriacare di sassi e monumenti collocati ad imperitura memoria di ciò che gli Ottomani furono.

Al che Pallozza fa a Cazzotto:

S’cand mà t’ha mmanè u canyoning… bell, satt a casc’t c nù b’cchir d cuba libre jind’a na man e a zoc ind all’alt, t’ha v’dè c’ià parè bell.

[Secondo me dovresti provare il canyoning… bello, sotto la cascata con un bicchiere di cuba libre in una mano e la corda nell’altra, faresti la tua porca figura]

E ride a scompisciarsi.

In effetti era impossibile fare tutte queste attività in una settimana sola e nell’imbarazzo della scelta decidemmo bene di non farne nessuna per non far torto a chicchessia.

E mentre riflettevamo su questi temi arriviamo in villaggio: bello, bellissimo, scendiamo con gli animatori in parata che ci fanno rifocillare. Olivier, il bravissimo capo villaggio ci dà il benvenuto e per gruppi ci accompagnano agli alloggi. A noi toccò essere accompagnati da Nikos e Ben, quest’ultimo un pezzo di marcantonio israeliano di un metro e ottantadue credo, bello, simpatico e gentile che ci dice: Don’t care about excursions, here Kemer is famous for one single thing:

Party, Party, Party

Traduco ai miei amici e Cazzotto sentenzia:

E PARTYAMO !

postato da: Mag1ster alle ore 14:47 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 26 agosto 2008

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Finalmente si parte.

Destinazione il Club Med di Kemer in Turchia.

Lo so, non storcete il naso, sappiate che ho provato ad organizzare la mia vacanza da globetrotter, ma ho desistito. Dovevo scegliere tra la mèta e la compagnia e al cuor non si comanda.

L’idea di partenza era farmi un giro negli Stati Uniti, visitare la culla della democrazia anche se, con tutta quella che esportano si rischia di rimaner delusi se uno ci va apposta. Questo mio desiderio, però, cozzava irrimediabilmente con le esigenze dei miei due compagni di viaggio e quindi è stato giocoforza adattarcisi.

D'altro canto la vacanza negli States è solo rimandata, spero di andarci se quel baffo d’oro di Enzo Delvecchio vorrà onorarmi della sua frizzante compagnia e della sua esperienza in materia.

Certo per perseguire il mio scopo originale bastava cambiare compagnia, ma dopo anni di reciproci ed estenuanti fidanzamenti questo è il primo e forse l’unico anno in cui poter intraprendere un viaggio tutti insieme e poi, stare con loro mi rilassa e mi diverte al contempo, se poi ci mettete il vantaggio di non dover essere l’unico interprete del gruppo ... sapete, ho già provato questa atroce esperienza, ma ormai gli anni non mi consentono più di tenere i nervi così saldi come un tempo. Pensate forse che esageri? Provate voi a comporre frasi compiute in un’altra lingua, capire quello che dice l’interlocutore,  ascoltare tutte le battute e prosaiche richieste che i vostri sghignazzanti amici fanno seduti dietro di voi in un taxi e porgerle in maniera altrettanto comprensibile e gentile, una esperienza per giocatori professionisti di golf e gran maestri di scacchi, non per me.

I miei dubbi sulla mèta si fondavano sulla riproposizione di una vacanza già fatta ma, a detta di tutti, questo villaggio è diverso da tutti gli altri, staremo a vedere. La valigia è pronta, io anche, non resta che aspettare uno squillo, LO squillo, che m'annuncia l'inizio di questa ennesima avventura.

Che Dio ce la mandi buona anzi, bona e se è pure ricca mejo. 


postato da: Mag1ster alle ore 15:30 | Permalink | commenti (1)
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