
L’arrivo.
Appena sbarcati ad Antalya io ed i miei compagni di viaggio ci scambiamo un’occhiata e ci chiediamo all’unisono: ma che caldo fa? Noi non è che veniamo dal Cervino, per carità, ma il caldo turco fa rimpiangere quello egiziano più secco e quindi sopportabile.
Indomiti, proseguiamo seguendo i nostri compagni di volo fino ad arrivare alla postazione della polizia turca per far apporre il visto d’ingresso sui documenti. I miei compagni passano senza problemi, poi è il mio turno e lo sbirro in un inglese incomprensibile mi dice qualcosa che non capisco e aspetta la mia risposta. Eccolo là, Magister in Fuga di Mezzanotte, ma la putt….
Stai calmo - mi ripeto,
sfoggio un cordiale sorriso, chiedo scusa e gli chiedo di ripetere; al che, quel buontempone, ripete in turco quello che già non s’era capito in inglese.
ahhhh, annamo bene.
Poi mi spiega che per lui sarebbe stato più facile effettuare l’operazione se avessi avuto il passaporto e non la C.I. in quanto con quest’ultima deve addirittura scrivere qualcosa al computer, tiro un sospiro di sollievo e ripenso alla visita che feci alla mostra delle torture antiche per scegliere quella che sarebbe stata più adatta per ricompensare l’alacre poliziotto.
I apologize – sguardo interrogativo – I’m sorry
Arriviamo quindi alla postazione Med dove troviamo due sorridenti ragazze: la fidata infermiera Alexandra e un’altra biondina di aspetto piacente e dai modi gentili che ci accompagnano al bus. Senza meno ci schieriamo in fondo alla vettura memori delle gite scolastiche di cui vogliamo ripercorrere i fasti e le follie.
Man mano che il tragitto viene percorso il cielo si fa scuro, ma veniamo rincuorati da una delle nostre accompagnatrici che in un italiano abbozzato ci dice di non preoccuparsi perché lì, a Kemer, non piove mai, ma proprio mai ! ! E lo dice con un tono quasi affranto che lì per lì non capimmo ma che poi sarebbe diventato il nostro tono appena il tema tempo fosse stato toccato in un discorso.
Le accompagnatrici ci illustrano tutte le escursioni ed attività possibili tra cui:
Un’appassionante cavalcata,
al che Pallozza dice: A me questo villaggio già mi piace, manco siamo arrivati e questa già si propone.
La scuola di sci nautico,
Una scarrozzata in mountain bike con jeep al seguito per accogliere chi aveva avuto un’eccessiva stima delle proprie capacità di resistenza,
Il canyoning, per i più temerari, con scalate in cordata, passaggi sotto una cascata e via discorrendo,
e per i maniaci delle rovine ci assicurarono che se avessimo voluto, ci saremmo potuti ubriacare di sassi e monumenti collocati ad imperitura memoria di ciò che gli Ottomani furono.
Al che Pallozza fa a Cazzotto:
S’cand mà t’ha mmanè u canyoning… bell, satt a casc’t c nù b’cchir d cuba libre jind’a na man e a zoc ind all’alt, t’ha v’dè c’ià parè bell.
[Secondo me dovresti provare il canyoning… bello, sotto la cascata con un bicchiere di cuba libre in una mano e la corda nell’altra, faresti la tua porca figura]
E ride a scompisciarsi.
In effetti era impossibile fare tutte queste attività in una settimana sola e nell’imbarazzo della scelta decidemmo bene di non farne nessuna per non far torto a chicchessia.
E mentre riflettevamo su questi temi arriviamo in villaggio: bello, bellissimo, scendiamo con gli animatori in parata che ci fanno rifocillare. Olivier, il bravissimo capo villaggio ci dà il benvenuto e per gruppi ci accompagnano agli alloggi. A noi toccò essere accompagnati da Nikos e Ben, quest’ultimo un pezzo di marcantonio israeliano di un metro e ottantadue credo, bello, simpatico e gentile che ci dice: Don’t care about excursions, here Kemer is famous for one single thing:
Party, Party, Party
Traduco ai miei amici e Cazzotto sentenzia:
E PARTYAMO !




