Aaa. F.D.S. Società Di Costruzioni seleziona personale da inserire nella nuova sede di Bari, sono richieste: capacità di lavoro in team, buona conoscenza della lingua inglese, possibilità di spostamento.
L’annuncio mi era saltato subito agli occhi, chiamo e mi risponde una gentile segretaria che fissa un appuntamento con l’ing. per le 17.30 – 18.00. Prima di uscire di casa avevo scordato nell’ordine:
Portafogli con soldi e documenti, Chiavi della macchina, Chiavi di casa, Incartamenti vari e vani.
Inutile dire che mi ero mosso con mostruoso anticipo rispetto all’orario stabilito e alle 17.15 sono già lì. Apro timidamente la porta e una gentile signora sorride e mi chiede cosa desidero. L’atteggiamento amichevole mi agevola la risposta e le chiedo del mio appuntamento. Con sommo rammarico scopro che l’ing. Olani Irma non c’è, e arriverà più tardi. Non posso altro che aspettare, mi accomodo su un divano simil-pelle che fagocita me e la mia delusione, il ritardo ad un appuntamento di lavoro, dicevano a Milano, è imperdonabile come il ritardo al primo appuntamento con una bella signora e la noncuranza di quest’ing. mi deprimeva. Come al solito mi son seduto in modo tale che l’ingresso non mi fosse nascosto, un atteggiamento mafioso secondo la mia ex, lo faccio in realtà per tenere la situazione sotto controllo al massimo delle possibilità, ma … son cose.
La musica dell’Ipod scandisce il tempo che passa, una, due, tre, quattro canzoni e dell’ingegnere ancora nessuna traccia. Passano così tre quarti d’ora che terminano solo quando Sagi Rei con la sua versione di All around the world mi spinge fuori di lì per divorare una sigaretta.
http://www.youtube.com/watch?v=tV8B7faKwxc
Ormai faccio per andarmene, mi avvicino al banco per avvisare e lasciare un messaggio all’ing. quando, con mia somma sorpresa, mi avvisano che in effetti l’ing. è arrivato forse calandosi dal tetto.
Mi annunciano ed entro nell’ufficio in cui riesco a distinguere: una scrivania sommersa da una quantità tale di depliant, carte e libri ed una valigia cerulea in un angolo segno di un viaggio appena concluso o da intraprendere. Lei mi guarda appena e mi chiede se non ho nulla in contrario a fare il colloquio al bar che si trova di fronte all’azienda giacché non aveva ancora preso il caffè pomeridiano. Le rispondo che per me non c’era nessun problema, anzi penso che sia meglio giocarsela in campo neutro piuttosto che fuori casa, ma prima le porgo le mie scuse per essermi presentato in anticipo non tanto perché credessi di doverne, ma solo per vedere l’effetto che le parole avevano sull’ing.; si possono dire milioni di parole che vengono tradite da uno sguardo, da un silenzio, finanche da un ritardo nella risposta. Fatto sta che a riguardo non emette un suono.
La giornata non era delle più belle, un fastidioso vento preannunciava una odiosa pioggia che però non ci onorò della sua presenza per la durata del colloquio ma aleggiava su di me come un monito.
Mora, occhi sorridenti con un taglio un po’ orientale, bel sorriso ed un’affettata gentilezza nei modi che non guasta mai. Le prime parole lasciano trapelare un po’ di nervosismo, ma ci sta e cerco allora di mettermi a mio agio sperando di creare la stessa situazione nel mio interlocutore.
Arriviamo al bar, aspetto che si segga per prendere posto e ordiniamo, un espressino per lei e un caffè al ghiaccio per me. Gli argomenti sono vari, si passa dalle esperienze lavorative ai viaggi intrapresi e a quelli da intraprendere, le sparo subito qualche aneddoto dei miei ai quali ride divertita, e lei ribatte prontamente raccontandomi i suoi, la conversazione prosegue amabilmente finché la vedo fissarmi i capelli.
Dopo anni ed anni di taglio Marine ho deciso di portarli un po’ più lunghi, la mia ex diceva che mi stavano meglio corti, ma se era vero quant'era vera lei, meglio farsi crescere i capelli e in fretta.
Oh, dovete sapere che io son così: se quando discorro con qualcuno vedo … che ne so una briciola sul lato della bocca dell’altro, lo sguardo va a finire sempre lì anche mio malgrado e vedendola fissare la mia chioma le chiedo:”cos’è ho i capelli a fungo?”
Ride secondo le mie intenzioni e continua a fissarli ancora di più come se stesse cercando il paragone più esatto tra i miei capelli ed una qualsiasi verdura od ortaggio.
Il tempo vola (il mio lo ha fatto) ed era tempo di separarci, mentre mi dirigo verso la cassa la vedo fissare un libro, uno dei miei preferiti: l’età dell’innocenza di Edith Wharton così lo inserisco nel conto e gliene faccio dono, nella speranza che lo legga e mi conosca un po’ di più.
Nel salutarla le porgo la mano, la stringe e mi ringrazia del libro dicendo che non avrei dovuto, ma d’altro canto era l’unico motivo per cui l’avevo fatto.
Verità e fantasia si mescolano nella mente di Magister e si versano sulla carta alle 10.53.




